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Comunque andrà, la primavera arancione non è finita

In queste ultime settimane sono stato coinvolto nel processo di costruzione di quello che viene chiamato movimento arancione, che adesso sta diventando una rivoluzione civica con il nuovo impulso dato da Antonio Ingroia.
In questo percorso ho conosciuto, trovato e ritrovato tantissima bella gente con cui portare avanti un bellissimo progetto.
Altra ne ho incontrata lungo la strada che abbiamo fatto insieme, a Milano, a Roma, nelle riunoni e nelle assemblee pubbliche dei vari gruppi che con noi stanno facendo questo percorso.
Un percorso che ha destato enorme curiosità in tutti i miei amici e conoscenti. Un percorso che sembra aver risvegliato la sete e la fame di una nuova politica, di nuove pratiche di confronto, di una diversa attenzione al mondo reale, quello fuori dei palazzi.
Ho ancora l’illusione, passati i 45 e dopo tante delusioni, di poter andare avanti a costruire qualche cosa di nuovo, qualche cosa di diverso. Passatemi il termine, qualche cosa di rivoluzionario.
Qualche cosa che, ne sono certo, darà del gran filo da torcere a chi per anni si è chiuso in segrete (si fa per dire) stanze per decidere i destini delle centinaia di migliaia, a voltre dei milioni, delle persone che avrebbe dovuto rappresentare.
Questa illusione, questa utopia, non mi è svanita.
Comunque finisca questa prima fase del percorso di costruzione di un movimento questa illusione, questa utopia non svanirà.
Da cosa viene questa non velata nota di pessimismo?

Dal vedere che intorno a questo che potrebbe essere un movimento straordinario, una “cosa politica” che per la prima volta dopo molti anni pone come “non trattabili” i temi della pace, del disarmo, dei diritti civili e sociali, della legalità e della giustizia, girano attirati come le falene i vecchi rappresentanti della vecchia politica. E temo.
Temo perché pur non avendo nulla contro i partiti, che sono fatti nella stragrande maggioranza di persone con una grande passione, so che ai loro vertici negli ultimi anni ci sono state persone che avevano nel partito il loro fine e non un mezzo per cambiare il mondo o i rapporti di forza nel Paese.

Non ho mai avuto l’illusione che il mondo delle segrete stanze svanisse al sentire il primo vagito di quella che indipendentemente da quel che farà ciascuno di noi o da quel che faremo tutti insieme, è la rivoluzione che è già cominciata. E che – ne sono certo – travolgerà le stanze segrete.
Il potere è il potere. E chi ce lo ha se lo tiene stretto, indipendentemente da quel che se ne fa. Anzi, più lo usa male, più ci rimane aggrappato. Più è messo in discussione, più vi si avvinghia.

Ci sono credo solo due mondi per strappare il potere dalle mani di chi ce l’ha. Il primo è violento, e non ci riguarda. Il secondo è quello molto più difficile, ma anche quello che – ne son certo – può dare buoni frutti: prenderlo da dentro, conquistarlo stando alle regole che nemmeno il potere rispetta più. Difficile perché oltre a tutto il resto, si deve rimanere incontaminati fino alla fine.
Questa è la strada che abbiamo scelto quando abbiamo deciso di girare questa prima puntata. Che non è ancor finita.

Si lo so, il nemico è Berlusconi, Monti, la destra e non il centrosinistra o la sinistra, non avrebbe senso in un momento come questo cominciare a fare le pulci a chi ci sta più vicino.

Ma quando ci si riavvicina alla politica, venendo da un’altra grande organizzazione, da quella che viene chiamata la “società civile”,  si nota che il nemico è il potere, piccolo o grande, quando gestito per un fine privato. Il nemico è chiunque gestisca “il partito” come una azienda, come un fine e non un mezzo (e a ben vedere, questo sta più a sinistra che non a destra dove il partito è un mezzo per far vincere la finanza o per far volare in borsa la propria azienda o star fuori di galera).

1 Comment

  1. Alchemilla
    7 Gennaio 2013 at 2:40 pm — Rispondi

    ciao Maso,

    sottotilo a questo tuo articolo:

    ISTRUZIONI D’USO PER FARE LE COSE PER AMORE E NON PER INTERESSE.

    buon inizio! Bravo! 🙂

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