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Di Ambrosoli, o del pessimismo lombardo

La Lombardia è semre stata lasciata al centro, e alla destra. Fair play, o peggio: “Io non ti disturbo qui e tu non mi vieni a disturbare là”. O peggio ancora. “Io governo qui e ti faccio fare affari, tu governi lì e mi lasci fare affari dalle tue parti”.

E’ andata così, negli ultimi decenni, salvo qualche incidente di percorso imrevisto tipo Guazzaloca a Bologna o imprevedibile come Giuliano Pisapia a Milano, il cui tono arancione (la speranza di cambiamento, la voglia di radicalità nelle scelte) è stato però subito virato al più scuro e coprente grigio, universale colore della casta politica sotto cui non si riesce a vedere che cosa accade.

Adesso che la destra politica (che si chiamasse Pdl, Lega o Comunione e Liberazione poco cambia, la sostanza era quella: fare opere in compagnia) si è sfracellata da sola, e che persino in Lombardia molto probabilmente non riuscirà a vincere le elezioni, cosa succede?

Per adesso sta succedendo questo, ben raccontato da l’inkiesta: si mettono insieme pezzi della vecchia Dc, consiglieri dell’ex sindaco leghista Formentini, monarchici, ex candidati di Futuro e Libertà, consigliori del Pdl. Amici potenti, nemmeno troppo dietro le quinte. E i potenti, si sa, in Lombardia sono quelli che hanno costruito il sistema di affari e clientelismo che poi Formigoni ha incarnato, ma che non ha certo costruito da solo. Perché alla fine il tanto prima osannato (da tutti) e poi bistrattato (ancora da tutti) presidente della Regione Lombardia era solo, come si dice a Milano, un pirletta un po’ (tanto) invasato. La prima volta che ne ho sentito parlare di lui erano i tempi di Seveso. La mia mamma una sera tornò a casa sconvolta: “Ma vi rendete conto di quanto siano pericolosi gli antiabortisti? Oggi c’era uno che faceva fare ai bambini i girotondi nella zona più contaminata. Madonnina, Madonnina – cantava – a Barlassina abbiamo sconfitto la diossina“. Così è nata la carriera politica di Formigoni: portando i bambini a farsi avvelenare (sempre la mia mamma tornò a casa con le mani piagate solo per esseresi appoggiata ad un muro con le mani infilate nelle tasche dietro dei jeans) per dimostrare che mon c’era nessun bisogno di autorizzare aborti terapeutici per le donne contaminate.

Scusate la digressione, ma quel sistema di potere, che ha messo sul trono un tipo così, non muore con Formigoni. E’ ben vivo e attivo. E sta costruendosi una strada per rimanere dove è sempre stato: a favorire la sanità privata a scuola privata, il sociale privato, gli affari camuffati da terzo settore.

Questo sta succedendo, sempre per via della necessità di rispettare i patti (io qui e tu lì) mai scritti e forse nemmeno mai detti.

E a meno che in Lombardia non torni a farsi viva quella grande passione civile che ha costruito la primavera arancione di Giuliano Pisapia, quella cosa che ti fa pensare non alle prossime elezioni ma al futuro del mondo, noi abbiamo già perso, anche se vincerà il centrosinistra.
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