mercoledì, Ottobre 20 2021

È pas­sato un po’ troppo sotto silen­zio il rap­porto sulla ric­chezza mon­diale (e sulla sua distri­bu­zione) che il Cre­dit Suisse ha rila­sciato l’anno scorso.

Un po’ di dati: la ric­chezza tra il 2012 e il 2013 è aumen­tata del 4,9% e nel mondo ha rag­giunto 241mila miliardi di dol­lari. In Ita­lia sco­priamo che ci sono 29 milioni di per­sone che deten­gono una ric­chezza di più di 100mila dol­lari e oltre un milione e mezzo che hanno “in banca” più di un milione di dol­lari. In Europa ci sono 338.648 per­sone che hanno tra i 10 e i 50 milioni; 20.269 per­sone che deten­gono tra i 50 e i 100milioni di dol­lari; 10.024 per­sone che hanno tra 100 e 500 milioni; 650 per­sone che hanno tra 500 milioni e un miliardo di dol­lari e 411 iper-ricchi che dispon­gono di una ric­chezza di più di un miliardo di dollari.

La nostra non è una crisi ma una gigan­te­sca disu­gua­glianza sociale, frutto del dram­ma­tico rove­scia­mento di forze che i lavo­ra­tori hanno subito negli ultimi decenni, nei quali abbiamo assi­stito a una deva­stante contro-offensiva sul piano della con­qui­sta dei diritti, dell’uguaglianza, della fra­ter­nità (o della soli­da­rietà). Non è una contro-offensiva che ha col­pito “la sini­stra”, ma le con­di­zioni mate­riali di vita di tanta parte del mondo che la sini­stra nel secolo scorso era riu­scita a migliorare.

Una con­trof­fen­siva non del ber­lu­sco­ni­smo o del ren­zi­smo che sono degli epi­fe­no­meni. Ma di quella pic­cola parte della popo­la­zione mon­diale che è sem­pre esi­stita e ha sem­pre (sep­pur in diverse misure) dete­nuto potere e ric­chezza, entrambi costruiti sulla pelle e spesso sul san­gue del resto della popo­la­zione mon­diale. E che ha sem­pre lavo­rato, con ogni mezzo, com­preso il favo­rire l’astensionismo qui e altrove, per­ché il mano­vra­tore fosse il meno pos­si­bile disturbato

Per que­sto c’è biso­gno, qui e ora, di un per­corso di lavoro pra­tico, con­creto e quo­ti­diano per il pro­gresso delle con­di­zioni di vita delle per­sone. Non manca peral­tro chi già lo fa egre­gia­mente, le asso­cia­zioni come l’Arci, Emer­gency, Libera e tante altre meno note ma non meno effi­caci, o i gruppi di per­sone che ragio­nano sulla neces­sità di una nuova Europa, come gli eco­no­mi­sti che hanno fir­mato l’appello per una nuova Bret­ton Woods. Giu­sto dun­que coin­vol­gere chi già oggi lavora, con­cre­ta­mente, all’estensione di diritti e alla costru­zione di nuove forme di fra­tel­lanza (o soli­da­rietà, o mutua­li­smo che dir si voglia) per costruire un pro­gramma pra­tico e di lavoro effi­cace, ma il coin­vol­gi­mento deve por­tare a un pro­gramma politico.

Da Vol­taire a Gram­sci fino alla Teo­lo­gia della Libe­ra­zione non man­cano certo le basi teo­ri­che. Sarebbe utile aggior­narle alla luce delle nuove con­qui­ste dell’etologia, da Lorenz pas­sando per Gof­f­man per finire a Bate­son, che ci aiu­tano a dire che diritti, fra­tel­lanza, redi­stri­bu­zione della ric­chezza sono specie-specifiche e indi­spen­sa­bili alla per­ma­nenza dell’essere umano sul pia­neta terra. Non sono le “basi” che man­cano per dire che il pro­gresso dell’umanità non sono gli iPhone, ma ugua­glianza e diritti per tutti.

Non pos­siamo imi­tare Syriza e nem­meno Pode­mos, ma pos­siamo e dob­biamo impa­rare a dire cose sem­plici: ripren­derci la ric­chezza con­cen­trata in poche mani, e ricon­qui­stare diritti.

C’è biso­gno di con­fron­tarsi con la realtà, costruire un pro­getto con­creto che metta insieme le com­pe­tenze e le idea­lità neces­sa­rie a miglio­rare la vita di tutti. Per­ché dan­na­ta­mente con­creta è la forza di chi sot­trae le nostre ric­chezze e le con­cen­tra in poche mani ren­dendo con­cre­tis­sima la dispe­ra­zione di molti. E con­creti sono i segnali che ci dicono che il tempo è sca­duto. E che o si costrui­sce una pro­spet­tiva di vita migliore riap­pro­prian­doci di ciò che è nostro oppure vin­cerà chi sta spie­gando che il nemico è pro­prio quello lì di fianco a te, quello che lotta per la soprav­vi­venza come te. Ma per tutti e due non c’è posto.

Nes­suno, in que­sto pro­cesso, ha diritti da van­tare, nes­suno può essere ege­mone, nes­suno può det­tare la linea. Tutti invece abbiamo il dovere di met­terci, insieme, al ser­vi­zio di una neces­sità non più rin­via­bile: quella di tro­vare il modo di ridi­stri­buire la ric­chezza se dav­vero teniamo al futuro, non solo del nostro Paese. Si può fare?

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