Politica

Dopo il referendum, parliamo di stabilità. Non di governo, ma sociale

Ci risiamo. Il non scontato risultato referendario ha riacceso il dibattito politico. Ma lo ha fatto – nel campo largo che mi interessa, quello del centrosinistra – nel peggiore dei modi: si torna a parlare di alleanze. 

Io con quello non ci starò mai, squilla a destra uno squillo di tromba.
Non costruiamo nulla se non con chi non sia disposto ad allearsi con quello, a sinistra risponde uno squillo.

Anche questa volta, si parte dai ragionamenti tattici. Che poi alla fine non sono altro che incompatibilità personal-caratteriali.

Ancora una volta quindi il dibattito non appassionerà nessuno, non coinvolgerà nessuno di nuovo e ancora una volta invece farà scappare un altro pezzetto di chi nonostante tutto non aveva smesso di frequentare la politica.
Ancora una volta sarà un dibattito a perdere.

Sarebbe bello invece parlare di Politica. Con la P maiuscola stavolta. Parlare di quello che serve in questo Paese: che è la stabilità. Non quella di governo, ma quella sociale. E cioè lavoro stabile; scuola qualificante per tutti e non solo per chi è ricco; sanità efficace garantita, di alto livello, distribuita su tutto il territorio nazionale e non infiltrata da clientele che fanno lievitare i costi; servizi sociali che siano degni di questo nome (maternità, paternità, asili nido); pace.
Una stabilità che altro non è che la redistribuzione, una volta per tutte, della ricchezza oggi concentrata nelle mani di pochissimi.

Quella stabilità sociale che è indispensabile (questa sì, per la crescita) a togliere la paura del futuro. A fare in modo che tutti possano interessarsi della cosa pubblica e abbiano gli strumenti per farlo. A fare in modo che si capisca che è più utile, per essere felici, per vivere bene, per vivere meglio, essere parte di un collettivo che non atomi dispersi nel nulla.

Vorrei dire sommessamente a tutti quelli che si stanno – ancora? – intestando il dibattito pubblico di provare a parlare d’altro. Come ad esempio ha fatto Luciana Castellina.
La vittoria al referendum (per quel che riguarda la sinistra) dice che questo Paese vuole questa Costituzione. Che è tra le più belle del mondo, perché garantirebbe, se fosse applicata, l’unica stabilità che una sinistra degna di questo nome dev’essere impegnata a costruire: quella delle persone, non quella di governo.

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