Brutti affari

Martin Heidegger e le elezioni Usa

Per questioni lavorative mi sono dovuto, nell’ultimo periodo, concentrare su un testo di Heidegger: L’abbandono, una commemorazione fatta dal controverso filosofo tedesco in occasione dell’anniversario della morte del musicista Kreuzer  pubblicato nel 1955. Una riflessione su «L’assenza di pensiero, che sempre più sta prendendo piede nel nostro tempo, si fonda su un evento che distrugge l’uomo nell’intimo: l’uomo del nostro tempo è in fuga davanti al pensiero». Una riflessione sulla nostra epoca, dominata dal pensiero calcolante, quel pensiero che insegue senza tregua un’occasione dopo l’altra, che è febbrilmente all’opera nelle ricerche scientifiche, ma che non si arresta mai alla meditazione.  Quel pensiero che «calcola incessantemente in nuovi modi, con nuove possibilità sempre più ricche di prospettive e al tempo stesso sempre più economiche. Il pensiero calcolante – dice Heidegger insegue senza tregua un’occasione dopo l’altra, non si arresta mai alla meditazione».

Ma ci sono due modi di pensare, «entrambi necessari e giustificati, anche se in maniere diverse: il pensiero calcolante e il pensiero meditante».  Al pensiero calcolante Heidegger contrappone proprio il pensiero meditante: la riflessione, l’approfondimento. L’abbandono, lo stato di quiete. Quella forma di pensiero che mette radici e che permette di mettere radici e di guardare a un orizzonte un po’ più lontano e soprattutto panoramico.

Un pensiero perduto: «Tutti noi, inclusi quelli che debbono pensare perché, per così dire, è il loro mestiere, tutti noi ci troviamo abbastanza spesso in una situazione di povertà di pensiero, tutti noi cadiamo troppo facilmente nell’assenza di pensiero. L’assenza di pensiero è un ospite inquietante che si insinua dappertutto nel mondo d’oggi».

Si può dire che la cultura dominante degli ultimi venti anni non ha prodotto e distribuito alcun pensiero meditante, perché ovviamente è meno redditizio, produce meno profitto. 

«L’uomo del nostro tempo – dice Heidegger – è in fuga davanti al pensiero».

Non c’è stato alcuno scontro tra pensiero calcolante e pensiero meditante, nella vicenda elettorale Statunitense, il pensiero meditante essendo del tutto assente. Il confronto è stato tra due pensieri calcolanti. Ha vinto, com’è normale,  quello più economico, più immediato, più facile: la vittoria di Trump alle elezioni statunitensi è il risultato dell’involuzione culturale umana data dall’assenza di pensiero meditante.
Ma probabilmente si sarebbe potuto scrivere la stessa cosa anche di fronte alla vittoria della Clinton.

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